Donkey Kong e la curiosità di come funzionava. Intervista al professor Giovambattista Ianni.

di Pietro Saverio Smurra

VORREMMO SAPERE COME È NATA LA SUA PASSIONE PER L’INFORMATICA.

La mia passione nasce da una serie di cause concomitanti: ho sempre voluto fare lo scienziato e nel frattempo mio zio ingegnere lasciava “a caso” libri di informatica in giro;
al bar c’erano i primi videogiochi come Donkey Kong e ho scoperto di essere ossessionato dal voler sapere come funzionavano dal di dentro; infine, a un certo punto, in famiglia, qualcuno portò un Commodore 64.
Era un sogno di computer, ma al tempo stesso ti costringeva a dover realizzare tutto quello di cui avevi bisogno programmando da solo, oppure passando interminabili pomeriggi a copiare i cosiddetti “listati”, e cioè programmi scritti da altri.
Non mi stancavo mai: da allora fino a oggi, è sempre stata una specie di fuoco continuo.

CYBERCHALLENGE: COS’È E QUALE OPPORTUNITÀ RAPPRESENTA PER GLI STUDENTI?

CyberChallenge.IT è un percorso pensato per ragazzi e ragazze appassionati di informatica che vogliono mettersi alla prova nella cybersecurity.
C’è una parte di formazione con lezioni pratiche, esercizi e sfide in cui si impara a trovare vulnerabilità, proteggere sistemi e risolvere problemi “da hacker etico”.
Ci sono poi le competizioni, fatte con varie formule come le CTF e le Attack/Defense.
Quest’ultima formula consiste nel difendere i propri sistemi contemporaneamente attaccando quelli delle altre squadre.
È un’occasione per scoprire un settore molto richiesto e capire se può diventare una strada di studio o di lavoro.
In più permette di conoscere altri giovani con gli stessi interessi e di entrare in contatto con università ed esperti, e c’è la possibilità di essere selezionati per la finale nazionale che si svolge ogni anno a Torino.

QUAL È IL LIMITE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE NOI STUDENTI SPESSO SOTTOVALUTIAMO DI PIÙ?

Ci sono tantissimi tipi di sistemi di IA differenti, e ciascuno ha le sue peculiarità, i suoi aspetti positivi e quelli su cui invece stare attenti. Se vi riferite alle AI che generano testo,
il problema più serio è l’epistemia, e cioè il non rendersi conto che dietro i sistemi generativi ci sono oggetti che meccanicamente producono il testo più plausibile e convincente, e non intelligenze “in carne e ossa”.
Questo testo non proviene da sentimenti o ragionamenti reali ma da sistemi che predicono la prossima parola solo statisticamente in base alle enormi quantità di testi che sono stati usati per costruire i sistemi AI.
Se non si è consapevoli di ciò, si rischia di interpretare oppure di usare in maniera sbagliata i sistemi per la generazione di testi.

IN CHE MODO I NOSTRI BIAS CI PORTANO A FIDARCI TROPPO DELL’IA SUL WEB?

Se restiamo nell’ambito delle IA che generano testo, ci sono tante leve cognitive che purtroppo possono indurre in errore. Oltre al rischio di antropomorfizzare troppo la macchina, l’IA spesso si presenta in modo autorevole, fluido e rassicurante, e il nostro cervello tende a scambiare questa sicurezza espressiva per affidabilità reale. Uno dei bias più forti è il bias di autorità: se un sistema sembra “intelligente”, usa un linguaggio tecnico o dà risposte ordinate, siamo portati a considerarlo competente e autorevole. Anche quando sbaglia, lo fa spesso con tono convincente, e questo rende l’errore meno evidente.
C’è poi il bias di conferma: tendiamo a credere più facilmente alle risposte dell’IA quando confermano ciò che già pensiamo: purtroppo noi formuliamo le nostre domande con contenuti che sottintendono la risposta che cerchiamo, e il sistema è naturalmente portato a generare testo che ci asseconda.
Se invece ci spostiamo su altri tipi di IA, c’è anche il problema dell’eccessiva accuratezza e plausibilità di certe immagini generate o di certi testi ingannevoli, oggi sempre più difficili da distinguere da quelli autentici.

L’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA È UN ATENEO CHE NEGLI ULTIMI ANNI SI È DISTINTO COME REALTÀ DI ECCELLENZA. PERCHÉ LA CONSIGLIEREBBE A NOI STUDENTI?

L’Università della Calabria è una bellissima oasi culturale dove imparare cose nuove, incontrare un sacco di punti di vista che prima non si conoscevano, e crescere sia professionalmente che come persone.
Non abbiamo nulla da invidiare ai grossi e famosi “atenei del Nord” e infatti spesso ci troviamo testa a testa nelle classifiche delle migliori università. E poi i professori sono bravi e alcuni anche simpatici :).

Di admin

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