Recensione dell’incontro con l’autore

di L. A.

Lunedì 18 maggio 2026, presso la sala polivalente della Casa circondariale “R. Sisca” di Castrovillari, alla presenza di numerosi ospiti, si è tenuto l’incontro con il dottor Mario Rossetti, autore del libro Io non avevo l’avvocato. Una storia italiana.

L’evento ha rappresentato l’atto conclusivo del progetto “Leggere per evadere”, iniziativa nata da un’idea della professoressa Masotina, docente dell’indirizzo di Meccanica e Meccatronica dell’IIS “Fermi Pitagora Calvosa” di Castrovillari, coadiuvata dalla professoressa Verta dell’IPSEOA “Da Vinci” della stessa città.

Il libro è stato proposto alle detenute della sezione femminile dell’istituto di pena che, anche grazie alla partecipazione attiva dell’avvocata Maiuri, hanno avuto modo di leggerlo, approfondirlo e confrontarsi sui temi affrontati.

L’iniziativa nasce con l’intento di avvicinare maggiormente alla lettura le persone private della libertà. Leggere, infatti, non significa soltanto apprendere nuove nozioni e accrescere il proprio bagaglio culturale e personale, ma anche riuscire a “evadere”, almeno con la mente, immedesimandosi nelle vite e nelle storie raccontate dai libri.

Quello di Rossetti, in questo caso, non è un semplice romanzo, ma un’intensa autobiografia che ripercorre un periodo molto difficile della sua vita. L’autore fu arrestato e portato in carcere per una vicenda legata alla propria attività di imprenditore. Il suo caso ebbe una grande esposizione mediatica e, nel suo racconto, Rossetti sottolinea come la sua reputazione venne profondamente compromessa prima ancora che fosse accertata la sua responsabilità. Solo dopo diversi anni riuscì a dimostrare la propria estraneità ai fatti e venne assolto.

All’incontro hanno partecipato una delegazione di detenuti e detenute e alcuni studenti delle scuole superiori. Tra i relatori, oltre al direttore della Casa circondariale, dott. Carrà, e al dott. Bloise, dirigente dell’Area giuridico-pedagogica dell’istituto, era presente il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Giovinazzo, che nel suo intervento ha mostrato grande sensibilità e umanità.

Nel corso dell’incontro Rossetti ha richiamato, attraverso una serie di dati, alcune delle criticità del sistema giudiziario e penitenziario italiano: il sovraffollamento delle carceri, il numero dei suicidi, la presenza di persone detenute in attesa di giudizio, i casi di ingiusta detenzione e i costi che questi comportano per lo Stato. Numeri che hanno dato origine a una riflessione più ampia sulle condizioni di vita all’interno degli istituti di pena e sulle conseguenze che la detenzione produce nella vita delle persone.

Rossetti, dopo essere riuscito a dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli erano stati contestati, ha inoltre raccontato di aver devoluto in beneficenza il risarcimento ottenuto.

Durante l’incontro c’è stato, però, un momento che ci ha colpiti più di tutti. Una ragazza delle scuole, dopo aver ascoltato le parole di una detenuta che aveva espresso le proprie paure e i propri timori per il futuro, si è commossa. In quel momento abbiamo avuto la sensazione che fosse riuscita a comprendere davvero, almeno per un istante, la nostra condizione.

Innocenti o colpevoli che siano, le persone detenute vivono una situazione difficile, non soltanto per le condizioni degli istituti di pena, ma anche per ciò che viene dopo. Una volta scontata la propria pena, infatti, non è sempre facile trovare un lavoro, ricostruire la propria vita o incontrare qualcuno disposto a credere davvero nella possibilità di un cambiamento.

La commozione di quella ragazza, allora, ci ha dato speranza. Come ha ricordato anche il direttore Carrà durante l’incontro: «Fin quando ci saranno persone sensibili come lei, capaci di guardare la persona oltre il reato, possiamo essere certi di avere ancora un futuro».

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