di Simone Giudice

L’odio é un film del 1995 diretto da Mathieu Kassovitz. Racconta una giornata nella vita di tre ragazzi di periferia dopo una rivolta scoppiata per colpa della violenza della polizia. Non succedono grandi cose a livello di trama, ma proprio questo è il punto: li segui mentre girano, parlano, si annoiano, si arrabbiano, e intanto senti crescere una tensione che sai già non porterà a niente di buono.

Il bianco e nero rende tutto più freddo e reale, come se il film volesse togliere qualsiasi distrazione e lasciarti solo davanti ai volti e alle emozioni dei personaggi. Vinz è quello più rabbioso, sempre sul punto di esplodere, Said sembra leggero ma in realtà è solo uno che cerca di non pensare troppo, mentre Hubert è quello che vorrebbe scappare da tutto ma non sa come. Insieme funzionano perché sembrano veri, sembrano persone che potresti incontrare davvero.

Il film parla di odio, ma non come qualcosa che nasce dal nulla. Mostra come la frustrazione, l’umiliazione continua e il sentirsi esclusi portino lentamente alla violenza. Nessuno viene giustificato, ma nessuno viene nemmeno semplificato. Tutto sembra inevitabile, soprattutto il finale, che arriva secco e ti lascia addosso un senso di vuoto.

Non è un film facile né rassicurante, però è uno di quelli che restano. Anche quando finisce continui a pensarci, perché quello che racconta non sembra lontano o inventato. È un film che non dà soluzioni, ma ti obbliga a guardare il problema in faccia.

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