di Loredana Borruso

Non sempre il bullismo fa rumore.
A volte è una risata trattenuta. A volte è uno sguardo abbassato.
A volte è un messaggio letto e ignorato. Succede in corridoio, in classe, online.
Succede quando qualcuno viene preso di mira e intorno cala un silenzio strano, pesante.
Nessuno dice niente. E proprio lì il bullismo cresce. Chi fa male spesso cerca pubblico.
Chi subisce spesso cerca solo uno sguardo che dica: TI VEDO 

La verità è che quasi nessuno si sente un bullo. Ma quasi tutti, almeno una volta, sono stati spettatori. E allora la domanda non è solo : Perché qualcuno fa questo?
Ma anche: che cosa permette a tutto questo di continuare?  Perché il silenzio non è mai vuoto.
Nel silenzio si decide da che parte stare, anche senza accorgersene.
Nel silenzio qualcuno impara che può continuare.
E qualcun altro impara che è solo. Rompere quel silenzio non significa esporsi, né mettersi in mostra. Significa ricordare che una scuola non è fatta solo di regole e programmi,
ma di persone che si riconoscono a vicenda. A volte basta poco:
una parola detta al momento giusto, una risata che non parte, uno sguardo che resta. Perché il silenzio può diventare assenso. Ma può anche diventare scelta.
E ogni scelta, anche la più piccola, può cambiare il peso di una giornata, e a volte molto di più.

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