di Giovanni Vellutino.

Siamo convinti che i nostri ricordi funzionino come un video salvato nella memoria: premi “play” e rivedi esattamente quello che è successo. In realtà non è così. Il cervello non registra gli eventi, li ricostruisce ogni volta che li richiamiamo alla mente. Ed è proprio qui che nasce un fatto curioso che quasi nessuno spiega: alcuni ricordi possono essere completamente inventati.

Gli psicologi parlano di false memories, cioè falsi ricordi. Possono nascere in modo molto semplice: da un racconto ripetuto più volte, da una foto vista anni dopo, da una frase detta da qualcun altro come “te lo ricordi quando…?”. Con il tempo il cervello riempie i vuoti, aggiunge dettagli, cambia le emozioni, e alla fine noi siamo convinti che quel ricordo sia reale al cento per cento.

In alcuni esperimenti scientifici, a delle persone è stato fatto credere di essersi perse da piccole in un centro commerciale. Dopo un po’, non solo ci credevano, ma raccontavano anche particolari precisi di un episodio che in realtà non era mai avvenuto. Questo non significa che il cervello funzioni male: al contrario, è progettato per dare senso alle esperienze, non per archiviarle in modo perfetto.

Questo spiega anche perché due persone possono ricordare lo stesso evento in modo completamente diverso. O perché a volte siamo sicuri di qualcosa e poi scopriamo di aver sbagliato. I ricordi non sono bugie volontarie, sono storie che il cervello riscrive nel tempo.

La prossima volta che dirai “me lo ricordo benissimo”, forse vale la pena pensare che quel ricordo non è una fotografia, ma una ricostruzione. E proprio questo rende la nostra mente così affascinante.

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