di Gabriele Le Voci
Come ormai ben noto, a partire dall’anno accademico 2025–2026 la regolamentazione per l’accesso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia è cambiata: il test di ammissione è stato sostituito dal cosiddetto semestre filtro.
Questo nuovo sistema fornisce un’opportunità, almeno teoricamente, a chiunque voglia intraprendere questo percorso; l’unico requisito richiesto è il diploma di scuola superiore. Al termine del semestre, ogni studente del primo anno dovrà affrontare tre esami scritti nelle seguenti materie: Biologia, Chimica e Propedeutica Biochimica e Fisica. Successivamente verrà stilata una graduatoria che, in base al piazzamento ottenuto e ai posti disponibili, decreterà se il candidato è idoneo al proseguimento del percorso di studi.
In caso di mancato superamento degli esami, è possibile trasferirsi in una facoltà affine conservando i CFU precedentemente accumulati.
Questo cambiamento è avvenuto tramite il Decreto Ministeriale n. 418 del 30/05/2025 del MUR, dopo un lungo dibattito sull’inefficienza dei test di ammissione, contestati da molti e considerati una vera e propria lotteria, che non premiava i più competenti e non permetteva a tutti di avere l’opportunità di accedere a Medicina.
Tuttavia, questa riforma non ha avuto il successo sperato, tanto da essere considerata un vero e proprio fallimento. Nel mese di dicembre si sono svolte diverse manifestazioni da parte di studenti di tutta Italia, in denuncia di una gestione sbagliata dei test, superati in tutte e tre le prove solo da una percentuale molto bassa di studenti, intorno al 10%.
In merito a queste proteste, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, durante un evento pubblico, ha attaccato gli studenti definendoli «poveri comunisti», un atto che ha finito per mettere in imbarazzo la ministra stessa, il ministero e il governo.
In conclusione, il semestre filtro è da considerarsi un fallimento che ha potenzialmente danneggiato la carriera universitaria di migliaia di studenti. Esso rappresenta il sintomo di una crisi pregressa del settore universitario e sanitario, causata oltre che dal governo attuale, da diversi governi precedenti, dalla privatizzazione dei settori e dalle aziende private che ne traggono profitto.
